(Scorrere la pagina per il video dal vivo di Anonanimal)Conosco Andrew Bird da pochissimo tempo, appena dieci giorni circa. Ma mi è bastato per farmi rapire per dieci giorni (circa).
Partito da Bologna senza l'indirizzo del Musicdrome (recuperato poi da amici), regionale cambiato a Parma, catapultato nella Milano Centrale, subito nella metro. Utilissimo oggetto: le mappe affisse, nella metro, di Milano. Hanno tutti gli indirizzi, ed anche via Paravia. Quadrati H/G 12/13 (hmmm) Hmmmm.... Ok, linea 2, rossa, fino a Bandiere Nere, poi verso nord per via Pisa, poi dritto per viale Aretusa, poi via Paravia, camminando e guardando in alto, sorridente, tra le case popolari con i viali centrali alberati con la gomma per terra ai parchi giochi per i bambini, quella nera, morbida, che fa rimbalzare; ad un balcone tre faccie colorate che tifano per una squadra, con la bandiera esposta, a chiaccherare. Autobus che va nella mia direzione... nah. A piedi.
Arrivato, alle 20. Un mucchietto di persone fuori dal locale, io molto tentato a fischiettare qualunque brano di Bird ho ascoltato negli ultimi dieci giorni, rischiando ovviamente di sembrare presuntuoso o, peggio, saccente. Una birra da 66cl dal bar vicino, scolata prima dell'apertura dei cancelli, con molte sigarette. Guardando il cielo, domandandomi sulle persone che sarebbero arrivate e che forse conoscevo solo via rete.
Il locale non è enorme, ma è quasi pieno. La prima cosa che mi balza agli occhi (e continua a rimbalzare) è quel doppio finto grammofono tinto di violarancio, usato ogni tanto durante il concerto per creare un effetto fra il Doppler, un delay ed un echo. La seconda è una sorpresa, è che... non c'è la batteria?? Neanche un synth, hammond o quant'altro? Oddio, questa non ci voleva.
Per la cronaca, non adoro i concerti in acustico e nemmeno i concerti alla one man show; dopo un po' mi sembrano ripetitivi e scontati, chiunque sia il suonatore.
Conoscendo tuttavia la quantità di loop station e strumenti che suona Bird ed essendomi tremendamente affezionato alla sua musica speravo che non mi sarei annoiato più di tanto.
Nei giorni scorsi mi resi conto del perchè mi piace così tanto, qualche giorno dopo i primi ascolti scollegati da condizioni emotive estreme. Si è posto, all'interno della mia testa, in una specie di limbo sonoro-emotivo; tranne brani esplicitamente dolorosi (soprattutto di tematica amorosa o vicinanze, Armchairs ad esempio), gli altri non provocano tanto reazioni emotive intense quanto mentali/logiche e di natura analitica (testuale/musicale) - Imitosis per dare un esempio più che esplicito, Scythian Empire, Anonanimal o lo stesso Weather Systems, brano suonato al bis. Infatti lui stesso affermò in passato che considerava "la musica indie un po' monotona/noiosa", e infatti non appartiene - in quanto musicista tout-court - a questo genere (perdonate la parola idiota). I suoi studi strumentali sono di musica classica, e le strutture musicali provengono in gran parte anche dal country e il blues (guarda Andrew Bird's Bowl Of Fire), sia come impostazione che come qualità del testo. La componente colta della musica di Bird (intesa all'interno della cultura musicale occidentale, non scaldatevi) è man mano diventata predominante nella sua produzione personale, cosa maggiormente confermata nel concerto. Probabilmente infatti sarebbe stato più interessante un ascolto (listening) dei suoi brani, più apprezzabili in una sala concerti, senza rumori, fischi o applausi se non alla fine dei brani (perchè quando si battono le mani ritmicamente con alla base una loop station, a lei non interessa minimamente l'accellerazione del clapping da tutti noi sgarbati esseri imprecisi e analogici, e tutti si va fuori tempo, cosa che notò anche lui dopo Anonanimal: "Nice try with the clapping!". Sorridente, ovvio, ma la frecciata c'era tutta).
Però suonare l'interezza dei brani usando una sola scala musicale - per forza - a meno che non si cambi strumento (cosa che Bird fece ogni tanto con la chitarra elettrica interrompendo le loop station), mi ha lasciato un po' di amaro in bocca, anzi no, di vuoto; alla lunga è stancante e ripetitivo, che è esattamente il motivo per cui non gradisco i concerti a one man show.
Il gioco musicale, fra esecutore e ascoltatore, si basa sui cambi "d'umore" della musica, sulla delusione delle aspettative, che è poi la componente di creazione e canalizzazione dell'emozione e del pensiero in direzioni poco immaginabili ma sicuramente interessanti e quantomeno inaspettate; cosa che Bird sa fare molto bene, ma che sfortunatamente non è riuscito far passare nel concerto, confinato fra 2 gambe e 2 braccia.
Infatti aggiungendo un testo già di per se pieno di significanti ad una struttura musicale complessa, si deve pur avere una relativa libertà nei movimenti, fisici e mentali, che permettano al musicista sia di esprimersi a sufficienza, che di non collassare sotto il peso di una struttura musicale troppo pesante da sostenere. Tuttavia quest'operazione, a meno che non si faccia con il sostegno di altri musicisti affidabili, come nel migliore dei cantautorati esteri o domestici (guarda Damien Rice ma anche, più vicino, Paolo Benvegnù o Cesare Basile), è di difficoltà impressionante, e non è detto che sia un'operazione che riesca, nonostante, in questo caso, le improvvisazioni strumentali e i stravolgimenti vocali che tramutavano brani come Scythian Empires o Plasticities.
Ma Bird sembrava più occupato nel pensare cosa piuttosto che come, cioè nel cambio degli strumenti e nel pensiero del come ottimizzare senza creare vuoti, scoprendosi - da un lato - improvvisatore e compositore istantaneo (per prendere in prestito il termine instant composing da Tristan Honsinger), con la differenza che lui non lo è.
Così i bellissimi virtuosismi sia vocali che strumentali non essendo sostenuti da un'andatura naturale come quella di una sezione ritmica umana (dunque imperfetta), sono risultati pesanti e poco delicati.
Per questo motivo fui più che contento nell'ascoltare, come conclusione, un bellissimo Weather Systems, brano spostato più verso la parte classica del suo repertorio, con pause e silenzi, dove sia l'assenza di suono, che la varietà ritmica con rallentandi e accelerandi è veramente preziosa ed emotiva: "......weather systems of .... the world", il brano del concerto che più è riuscito a commuovermi, a pochi minuti dalla fine.
Per poi riascoltare tutti gli album di fila, camminando verso la stazione di Milano Centrale di notte, andando a fiuto e indicazioni stradali, guardando gli edifici che diventavano man mano più antichi, e dopo 2 ore e mezza di cammino circa, stremato, addormentarmi su una panchina della stazione ed aspettare il treno dell 6.00 per tornare a lavorare a Bologna.
E non essere ancora certo se quello che ho visto era effettivamente Andrew Bird, e quanto mi ha lasciato dentro, perchè la sensazione che ebbi al ritorno, riascoltando gli album, era quella che forse mi piaceva di più l'ideale di un Andrew Bird nella mia testa, con il fischettare mio che si confonde col suo. Semplice, lineare, infantile e cantilenato, come poco prima di andare al concerto, quando, su viale Aretusa, si ammorbidiva ogni passo sulla gomma dei parchi giochi dei bambini.



